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DIARIO DEI VISITATORI

[ 2269 messaggi sul diario - pag 135 di 227 ]
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Paratge
di Valadas occitanas ha scritto:
...pastis?????????????
isì carcun s'enchuca mac a pensai a la festa!!!
Grazie Charè moulâ,
sarà un piacere avervi con noi, oltre che con la vostra simpatia,
anche con la vostra musica.
a dire il vero, questa era una speranza di molti…
es mac que pas degun s’encalava a chamavulslu !!
arveire
[ #929
22/02/2005 19:28:56 ]
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pastis
di Valadas occitanas ha scritto:
Grazie Charè moulâ,
sarà un piacere avervi con noi, oltre che con la vostra simpatia,
anche con la vostra musica.
a dire il vero, questa era una speranza di molti…
es mac que pas degun s’encalava a chamavulslu !!
arveire
[ #928
22/02/2005 19:25:15 ]
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juspot
ha scritto:
non temete amici di Paratge che noi non mancheremo alla festa di rore!
magari portemmo organizzare anche di suonarne e cantarne due...
cosa ne dite?
[ #927
21/02/2005 19:37:57 ]
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Paratge
di Valadas occitanas ha scritto:
bònjorn a tuchi,
lo 11 de Mars de sera, Paratge e son amìs fan festa a
l'òste "Hotel Ristorante degli Amici" a RORE en Val Varacha.
Qui vòl venìr a far festa abo nosaotri,
pòl chamar enformacion aquì:
paratge@paratge.it
paratge@libero.it
[ #926
21/02/2005 19:09:37 ]
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Giuliano
di Torino ha scritto:
sul sito (interessantissimo se si ha la pazienza di "girarlo" un po') di Paratge ho trovato questo scritto di Fabrizio Simondi che trovo colga delle sfumature importanti. Lo propongo a voi suonatori e altri frequentatori del sito dei c.m.: cosa ne pensate?
Vi consiglio anche di andare a leggere gli altri laboratori su http://www.paratge.it/valadas/lab_it01.htm
se invece volete farvi due risate provate un po' a cliccare sullo "stop, se sei turtu non cliccare" in basso a sinistra sulla pag. principale...
L'occitano delle valli:
dialetto o lingua per lo sviluppo?
Senza timore di cadere nel retorico, comincio questo mio intervento con l'affermare che pochi sono gli elementi caratterizzanti di un'omogeneità territoriale quanto lo è una lingua. La lingua è un cementante sociale ineguagliabile. È sinonimo e simbolo di identità comune, un fattore aggregante.
Se poi questa lingua è una lingua come l'occitano (o provenzale, nella sua accezione antica e onnicomprensiva) con tutte le sue implicazioni storiche, sociali, letterarie e culturali che non è il caso di citare in questa sede, ecco che l'importanza del recupero dell'idioma all'uso comune assume quasi la dimensione di una missione storica. L'occitano vanta ancora oggi, a distanza di quasi un millennio, inestimabili crediti nei confronti della cultura e della civilizzazione europea, mai riscossi.
Se la forza di un territorio sta nella sua economia, questa non può assolutamente prescindere da un alto grado di coesione al suo interno, dal volersi imporre o caratterizzare come un qualcosa di omogeneo. E l'unione tra nostre valli va fatta innanzitutto mettendo in evidenza quelli che sono i legami, le comunanze tra valle e valle. Quindi ecco che il discorso economico è se non subordinato, per lo meno inscindibile da questo aspetto: la comunanza, quindi in primo luogo la lingua.
Ma sentendo parlare di unione, di lingua comune, chi abita le valli solleverebbe subito il suo dubbio: già ci sono differenze fonetiche o addirittura semantiche tra due paesi della stessa valle, come si può sperare di fare un discorso unitario di lingua? Lasciatemi dire che in realtà una domanda del genere presuppone in qualche misura una mancanza di volontà ad affrontare seriamente la questione. Sui modi e metodi di risolverla dirò oltre.
Solo vorrei ancora puntualizzare che se non lo facciamo ora, non so se riusciremo ancora ad avere un'altra occasione di farlo. In tempi tutto sommato relativamente recenti il modello sociale ed economico che si è imposto e la conseguente emigrazione hanno portato la gente delle valli a formulare l'equazione occitano (pardon, patuà) = arretratezza. Invece, oggigiorno, attorno all'occitanismo c'è un forte entusiasmo da parte di tutti, specialmente i giovani delle valli, impensabile, appunto, fino a qualche anno fa. Gli occitani delle valli hanno rialzato la testa e si sentono finalmente orgogliosi di questa loro appartenenza.
E se c'è questa consapevolezza di fondo, bisogna sfruttare la situazione e il momento. Oggi l'occitano può diventare un punto di forza, una straordinaria arma in mano nostra per il nostro rilancio.
C'è molto da fare?
Dall'altra parte (in occitania granda) molto, moltissimo è stato fatto a livello accademico. La codificazione della lingua, la definizione di una grammatica comune, di norme grafiche, tutti i crismi che si potrebbero richiedere a una lingua vera e universale. Però in Occitania francese la popolazione giovane parla francese. Ognuno di noi potrebbe citare mille esempi al riguardo.
Per me significativa è stata una serata passata in un bar di Mirapeis
(o Mirepoix), ove spiegavamo al barista che noi avevamo fatto quasi mille km per commemorare i 750 anni dell'eccidio di Montsegur e lui posandoci
la pression sul bancone in legno ci rispondeva con un distrattissimo
"C'est bien".
E di qua dello spartiacque?
Noi invece qui abbiamo l'enorme vantaggio da questo punto di vista di avere in mano una lingua viva, parlata fino ad oggi e in ottima salute. Qui, forse solamente per una semplice ragione di latitanza dell'amministrazione, l'occitano non è mai stato bandito dall'uso comune. La lingua parlata, di qua, è molto più forte e radicata che non dall'altra parte. E se sempre più occitani sono consapevoli di avere avuto una Lingua, come progenitrice della loro parlata; dobbiamo solamente essere altrettanto consapevoli di due cose:
- che quella Lingua è tutt'altro che malata o frantumata
- che è appunto irrinunciabile per la sua funzionalità allo sviluppo del nostro territorio.
In parole povere: di là è tutto fatto, tutto ben inquadrato, normalizzato e codificato, lucidato. Però continuano a non usare l'occitano (ripeto, parlo dei giovani che ridono, bevono e litigano al bar, non dei congressi di occitanisti). Qui non abbiamo ancora, noi delle valli, una normalizzazione ben definita, una codificazione universale dell'occitano che usiamo. Però lo usiamo. Allora, è nostro diritto far valere la nostra voce in questo processo di codificazione e normalizzazione. L'occitano che si parla di qua è il vero occitano, eccome. Dimostratemi il contrario. La lingua è nostra. Non fosse altro che per una sorta di usucapione. E che lingua allora sia.
Definiamo finalmente un vocabolario dell'occitano ove sia dato il giusto risalto al nostro occitano alpino, sfruttando i tantissimi lavori di catalogazione e inventariazione messi insieme in anni di paziente lavoro di ricerca condotti sul campo, appunti, registrazioni, raccolti da parte di accademici e di semplici amatori. Ecco che anche così l'occitano delle valli sarebbe sicuramente garantito ed assumerebbe in questo lavoro di compilazione pari dignità rispetto all'occitano di Guascogna, di Provenza, del Lengadoc. I quali comunque sarebbero inevitabilmente chiamati in causa, ad integrare il nostro lessico, per tutta quella terminologia non contemplata dalla nostra realtà montana, soprattutto da un punto di vista sociale e geografico.
C'è poco da fare, la ricostruzione di una lingua avviene così. Dante addirittura capì che con una tecnica del genere si potevano addirittura costruire ex novo le lingue nazionali, laddove c'era sì fermento letterario ma niente più che una serie di dialetti più o meno imparentati. Noi non dobbiamo fare niente ex novo.
La lingua, in quanto tale, esiste. Si tratta solo di usarla nella sua pienezza.
Due parole sul termine normalizzazione, che ho usato più volte. Non è un termine negativo. Significa solo darsi una norma, una regola, inquadrare molti elementi in una visione unitaria. Il termine normalizzazione non vuole essere niente di linguisticamente coercitivo. Non è un'opera di pulizia etnica, per distinguere chi parla occitano puro da chi invece no. Normalizzazione significa definire un insieme di norme di scrittura che possano essere adattabili a parlate diverse; è quindi all'opposto un elemento di garantismo nei confronti delle parlate locali, permettendo sotto un'unica accezione grafica di comprendere una gamma anche ampia di diversi valori fonetici.
È anche questo uno strumento indispensabile, per noi poveri occitani di confine che usiamo la lingua e non vogliamo più credere a chi ci dice che la nostra parlata vitóna non potrà mai essere qualcosa di più alto di un semplice dialetto, figlio bastardo di chissà quale idioma.
Fattivamente, cosa si può fare?
La consapevolezza culturale della propria lingua, legame forte tra la gente delle valli, non può sottrarsi all'obbligo scolastico. E come addetto ai lavori, il mio pensiero va giocoforza alla scuola.
Anche qui le opportunità sono immense: per esempio, è dallo scorso anno scolastico che le scuole attuano la cosiddetta autonomia scolastica, sancita con tanto di legge e regolamenti attuativi, in cui il legislatore ha voluto dare una forte connotazione territoriale alla risorsa scuola.
Questa territorialità si esprime in termini di rapporti molto stretti con le amministrazioni e l'imprenditorialità locali, prevedendo addirittura che le singole istituzioni scolastiche, meglio se raggruppate in reti di scuole, definiscano dei curricoli di studi adatti, o meglio adattati, alle realtà territoriali in cui sono inserite.
Nel dettaglio, le scuole possono usare un monte ore consistente fino al 15% del totale di ore curricolari per mettere in pratica, tramite nuove iniziative o nuovi corsi o nuove discipline scolastiche, questo rapporto col territorio. Ora, vi sembra così impensabile che le nostre scuole elementari e medie delle valli, le scuole superiori della fascia pedemontana possano adottare dei corsi di Lingua e Letteratura Occitana? Così assurdo? Così irrealizzabile?
Certo, esiste il problema di preparazione dei didatti, la formazione di insegnanti veri, titolati, provenienti da un idoneo piano di studi universitario, o quantomeno da severi corsi di aggiornamento e conversione all'interno dei quadri docenti attualmente esistenti.
Con l'aiuto del mondo accademico la cosa è concretamente fattibile. A mio modesto avviso, si tratterebbe innanzitutto di definire la disciplina, articolata in vari livelli a seconda dell'ordine e grado di scuola in cui verranno insegnate, i suoi nuclei fondanti e le strategie educative; preparare insomma una serie di programmi annuali, flessibili per carità come lo sono i programmi ministeriali.
Il problema quindi semmai può essere l'insediamento di un nucleo, un'authority, una commissione di saggi per così dire. Ma che saggi lo siano veramente. Siamo stufi di tutti quegli improvvisati insegnanti o esperti di occitano che hanno l'unico merito (se lo è) di essere cresciuti in una comunità ove tutti parlavano questo idioma, e di aver saputo cavalcare la cresta dell'onda ed essersi proposti ad amministratori locali o regionali volenterosi ma disorientati per ottenere estemporanee apparizioni in estemporanei corsi di lingua, per bambini o per adulti.
Quello che intendo affermare, lasciando da parte la scuola ed allargando la prospettiva, è la necessità di percorrere la strada dell'istituzionalità, del tutto slegandoci dai particolarismi e dagli associazionismi, i quali unici finora hanno avuto in mano la gestione della totalità delle tematiche legate all'occitanismo, facendosi carico, sempre adattandolo al proprio orticello, di un lavoro che era logico attendersi da chi amministra il territorio.
Dal punto di vista della lingua, Paratge tenderà a persuadere gli occitani delle valli dell'importanza dell'occitano. E perché non cominciare a farlo girare, farlo sentire, leggere, pubblicizzarlo insomma? Usarlo negli atti pubblici (come tra parentesi consente la legislazione regionale e nazionale), sul manifestino che propaganda qualsivoglia iniziativa locale, dalla polenta e salsiccia all'inaugurazione del nuovo asilo al bando di concorso?
Ecco. Penso di essere andato fin troppo oltre, fin troppo nel dettaglio.Concludo, dicendo che Paratge si farà carico di queste e di altre iniziative sulla lingua. Sempre che ci sia, si costituisca un gruppo, una schiera di teste pensanti che voglia ragionare e lavorare in tal senso.
L'Ebraico fino a qualche decennio fa era una lingua morta, da almeno un millennio. Ora è la lingua nazionale dello stato d'Israele.
La nostra è una lingua viva, sicuramente oggi più che trent'anni fa.
Se non riusciamo a convincerci e a convincere i nostri covalligiani della sua importanza, significa veramente che siamo proprio noi i più cretini, come ci stiamo sforzando di dimostrare da anni a questa parte.
Fabrizio Simondi
[ #925
21/02/2005 18:35:37 ]
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Charé Moulâ
ha scritto:

pubblichiamo al seguente indirizzo:
http://www.charemoula.it/spazio/paratge/espaci_occitan.pdf
un comunicato stampa del Laboratorio Politico PARATGE sulla costituzione di un nuovo consiglio direttivo per ESPACI OCCITAN
sottoscritto anche dai CM
[ #924
18/02/2005 09:47:12 ]
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Babi & Giò
ha scritto:
Come mai nella sezione concerti c'è ancora scritto la festa del 5 febbraio? Quando lo rinnoviamo? Forse è per non scrivere "nessun concerto"... VOGLIAMO UN CONCERTO!!!!!
con fiducia...
[ #923
17/02/2005 12:32:58 ]
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Vale
di Ciriè (TO) ha scritto:
Un bacione enorme a tutti!
[ #922
16/02/2005 16:21:28 ]
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Marqula
di Rore ha scritto:
Cari amici, domenica sera a Rore si festeggia il carneval lou viei e si danza, sfrenatamente (?). A presto!
[ #921
12/02/2005 01:13:46 ]
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Nanni
ha scritto:
X Ezio: l'es pas jalat lo pc de Juspot...
l'es en pau jalat juspot!!!!
[ #920
11/02/2005 19:39:31 ]
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[ 2269 messaggi sul diario - pag 135 di 227 ]
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domanda: Dove si terrà il vostro prossimo concerto ??
risposta: Non preoccuparti, al momento non lo sappiamo neanche noi !
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